Luciano, condivido con te che il cambiamento verrà probabilmente da Oriente. Ma proprio questo mi rende fiducioso che esso sarà il reddito di base. Proprio la scorsa settimana ci sono stati potenti segnali in questo senso (che ho riassunto in questo post-carosello su LinkedIN, se interessa a qualcuno: https://www.linkedin.com/posts/riccardomaggiolo_la-cina-verso-il-reddito-di-base-ugcPost-7483542305606651906-Y8AI ). Come ben sai, io credo che il reddito di base non farà liberare le persone DAL lavoro ma libererà IL lavoro. Il discrimine fondamentale è il fatto che sia incondizionato e senza scadenze: questo pone le persone nella posizione migliore per produrre consumi generativi, che accrescono l'economia e i rapporti sociali, diventando così anche meno soggetti alle tentazioni e ai ricatti dei monopolisti finanziari. In fondo, la questione è tutta sul fatto che vogliamo fidarci dell'umano oppure no. E proprio questo rende il reddito di base la vera questione del nostro tempo.
Gentile Luciano, chiarissima rappresentazione e condivisibili osservazioni, anche parecchio franche.
Le teorizzazioni presentate sono probabilmente fumo utile ad annebbiare la tentazione di interventi regolamentari e fiscali temuti. Infondo la situazone in cui si e' e' stata voluta passando dal totem "la concorrenza e' una tutela dovuto per lo sviluppo" al totem "too big too fail" quindi benvenute tutte le concetrazioni possibili. Giustamente, come dici, oggi lo strapotere del capitale e' tale da poter determinare dove spostare la ricchezza arbitrariamente. Credo che i fautori di questo modello di gigantismo siano stati un po' sorpresi dalla facilita' e rapidita' con la quale si e' giunti a questo punto quasi senza opposizione. Forse una soluzione meno dolorosa rispetto a interventi traumatici potrebbe essere un "rewind" di quando concesso. Cerco di spiegarmi. Se qualcuno ad un certo punto dicesse ... "ok too big too fail, ma cosi' e' troppo" e progettasse un progressivo ritorno al totem della concorrenza, un "cap" alle dimensioni, un frazionamento del capitale, maggiori ostavoli alle concentrazioni, una cultura "orientale" (cinesi come i giapponesi) im merito alla tensione del profitto di breve, ...e quant'altro puo' essere utile, forse si puo' rientrare dal paradosso senza svalutazioni repentine degli asset (che hanno un cap naturale, piu' gli immobili che i mobili) e consentendo un riequilibrio di redditi e patrimoni, la ricreazione di una classe media, insomma un quadro migliore. In fondo e' gia' stato fatto dai giapponesi dalla bolla del 1991 e sono tornati ad una situazione che oggi mi pare invidiabile, anche perche' ho molti studenti che avendolo provato, sono entusiasti del modello giap (che non potendo essere per la qualita' del clima ... e' perche' funziona) e tendono ad andarci e rimanere (mentre quelli che vanno in Cina tendono a tornare). Ora ho semplificato molto, ma credo sia possibile e possa essere se non una soluzione, una via per "sbloccare" il tunnel in cui ci si e' infilati. Del resto tu stesso hai illustrato che "andando avanti ci si fa male", ma che uscendo bruscamente "ci si fa male" : in questo quadro forse un "rewind" puo' riportare il quadro a condizioni gestibili con un maggior numero di opzioni. Certo, bisogna "capire" che proseguire non si puo' senza incorrere in un quadro sociale preoccupante, e "volere" applicare una possibile soluzione, che non puo' essere "il reddito universale" (che comunque per molti sarebbe sempre insufficiente e non garantirebbe continuita' ai consumi. Anche perche' l'Europa e la UE in particolare fino ad oggi ha dimostrato di non essere all'altezza della situazione e di non aver capito di essere il vaso di coccio, continuando a credere che i risolini accondiscendenti e le strette di mano funzionali siano qualcosa di concreto. Comunque grasie per i contributi che hai circolarizzato. Luca
Luciano, condivido con te che il cambiamento verrà probabilmente da Oriente. Ma proprio questo mi rende fiducioso che esso sarà il reddito di base. Proprio la scorsa settimana ci sono stati potenti segnali in questo senso (che ho riassunto in questo post-carosello su LinkedIN, se interessa a qualcuno: https://www.linkedin.com/posts/riccardomaggiolo_la-cina-verso-il-reddito-di-base-ugcPost-7483542305606651906-Y8AI ). Come ben sai, io credo che il reddito di base non farà liberare le persone DAL lavoro ma libererà IL lavoro. Il discrimine fondamentale è il fatto che sia incondizionato e senza scadenze: questo pone le persone nella posizione migliore per produrre consumi generativi, che accrescono l'economia e i rapporti sociali, diventando così anche meno soggetti alle tentazioni e ai ricatti dei monopolisti finanziari. In fondo, la questione è tutta sul fatto che vogliamo fidarci dell'umano oppure no. E proprio questo rende il reddito di base la vera questione del nostro tempo.
Gentile Luciano, chiarissima rappresentazione e condivisibili osservazioni, anche parecchio franche.
Le teorizzazioni presentate sono probabilmente fumo utile ad annebbiare la tentazione di interventi regolamentari e fiscali temuti. Infondo la situazone in cui si e' e' stata voluta passando dal totem "la concorrenza e' una tutela dovuto per lo sviluppo" al totem "too big too fail" quindi benvenute tutte le concetrazioni possibili. Giustamente, come dici, oggi lo strapotere del capitale e' tale da poter determinare dove spostare la ricchezza arbitrariamente. Credo che i fautori di questo modello di gigantismo siano stati un po' sorpresi dalla facilita' e rapidita' con la quale si e' giunti a questo punto quasi senza opposizione. Forse una soluzione meno dolorosa rispetto a interventi traumatici potrebbe essere un "rewind" di quando concesso. Cerco di spiegarmi. Se qualcuno ad un certo punto dicesse ... "ok too big too fail, ma cosi' e' troppo" e progettasse un progressivo ritorno al totem della concorrenza, un "cap" alle dimensioni, un frazionamento del capitale, maggiori ostavoli alle concentrazioni, una cultura "orientale" (cinesi come i giapponesi) im merito alla tensione del profitto di breve, ...e quant'altro puo' essere utile, forse si puo' rientrare dal paradosso senza svalutazioni repentine degli asset (che hanno un cap naturale, piu' gli immobili che i mobili) e consentendo un riequilibrio di redditi e patrimoni, la ricreazione di una classe media, insomma un quadro migliore. In fondo e' gia' stato fatto dai giapponesi dalla bolla del 1991 e sono tornati ad una situazione che oggi mi pare invidiabile, anche perche' ho molti studenti che avendolo provato, sono entusiasti del modello giap (che non potendo essere per la qualita' del clima ... e' perche' funziona) e tendono ad andarci e rimanere (mentre quelli che vanno in Cina tendono a tornare). Ora ho semplificato molto, ma credo sia possibile e possa essere se non una soluzione, una via per "sbloccare" il tunnel in cui ci si e' infilati. Del resto tu stesso hai illustrato che "andando avanti ci si fa male", ma che uscendo bruscamente "ci si fa male" : in questo quadro forse un "rewind" puo' riportare il quadro a condizioni gestibili con un maggior numero di opzioni. Certo, bisogna "capire" che proseguire non si puo' senza incorrere in un quadro sociale preoccupante, e "volere" applicare una possibile soluzione, che non puo' essere "il reddito universale" (che comunque per molti sarebbe sempre insufficiente e non garantirebbe continuita' ai consumi. Anche perche' l'Europa e la UE in particolare fino ad oggi ha dimostrato di non essere all'altezza della situazione e di non aver capito di essere il vaso di coccio, continuando a credere che i risolini accondiscendenti e le strette di mano funzionali siano qualcosa di concreto. Comunque grasie per i contributi che hai circolarizzato. Luca