Luciano, condivido con te che il cambiamento verrà probabilmente da Oriente. Ma proprio questo mi rende fiducioso che esso sarà il reddito di base. Proprio la scorsa settimana ci sono stati potenti segnali in questo senso (che ho riassunto in questo post-carosello su LinkedIN, se interessa a qualcuno: https://www.linkedin.com/posts/riccardomaggiolo_la-cina-verso-il-reddito-di-base-ugcPost-7483542305606651906-Y8AI ). Come ben sai, io credo che il reddito di base non farà liberare le persone DAL lavoro ma libererà IL lavoro. Il discrimine fondamentale è il fatto che sia incondizionato e senza scadenze: questo pone le persone nella posizione migliore per produrre consumi generativi, che accrescono l'economia e i rapporti sociali, diventando così anche meno soggetti alle tentazioni e ai ricatti dei monopolisti finanziari. In fondo, la questione è tutta sul fatto che vogliamo fidarci dell'umano oppure no. E proprio questo rende il reddito di base la vera questione del nostro tempo.
Ma in che modo un reddito di base dovrebbe far venir meno l'elemento identitario del lavoro? Anzi, lo renderebbe ancora più necessario e pregnante! Non è essendo obbligati a portare a casa il pane che il proprio lavoro acquista di maggior senso e diventa motivo di orgoglio. E proprio perché questa dimensione del lavoro esiste ed è rilevante, le persone non smetteranno di lavorare pur percependo l'UBI! La Storia in questo senso non può dimostrare nulla, perché un UBI o qualcosa di simile non è mai stato possibile finora: le risorse sono sempre state troppo scarse. Semmai qualcosa che lo insegnano le innumerevoli sperimentazioni condotte, che dimostrano la sua capacità di attivare le persone e l'economia. Seriamente non capisco perché anche di fronte a queste evidenze ci ostiniamo a pensare al contrario, come fa l'articolo che mi hai linkato - che peraltro sembra non capire che un UBI sarebbe universale, perdendo lo stigma del sussidio di disoccupazione, aspetto fondamentale. MIlanovic tratteggia bene quella che è una possibile società del prossimo futuro, ma non propone soluzioni e l'unica che menziona la confuta in maniera pregiudiziale. Così cosa ci resta?
Riccardo, se davvero l'AI ridurrà il numero dei lavoratori l'UBI diventerà un sostituto del lavoro, se è invece è un sostegno ai redditi diventa un favore alle aziende che viene poi pagato dagli stessi lavoratori attraverso la spesa pubblica
Gentile Luciano, chiarissima rappresentazione e condivisibili osservazioni, anche parecchio franche.
Le teorizzazioni presentate sono probabilmente fumo utile ad annebbiare la tentazione di interventi regolamentari e fiscali temuti. Infondo la situazone in cui si e' e' stata voluta passando dal totem "la concorrenza e' una tutela dovuto per lo sviluppo" al totem "too big too fail" quindi benvenute tutte le concetrazioni possibili. Giustamente, come dici, oggi lo strapotere del capitale e' tale da poter determinare dove spostare la ricchezza arbitrariamente. Credo che i fautori di questo modello di gigantismo siano stati un po' sorpresi dalla facilita' e rapidita' con la quale si e' giunti a questo punto quasi senza opposizione. Forse una soluzione meno dolorosa rispetto a interventi traumatici potrebbe essere un "rewind" di quando concesso. Cerco di spiegarmi. Se qualcuno ad un certo punto dicesse ... "ok too big too fail, ma cosi' e' troppo" e progettasse un progressivo ritorno al totem della concorrenza, un "cap" alle dimensioni, un frazionamento del capitale, maggiori ostavoli alle concentrazioni, una cultura "orientale" (cinesi come i giapponesi) im merito alla tensione del profitto di breve, ...e quant'altro puo' essere utile, forse si puo' rientrare dal paradosso senza svalutazioni repentine degli asset (che hanno un cap naturale, piu' gli immobili che i mobili) e consentendo un riequilibrio di redditi e patrimoni, la ricreazione di una classe media, insomma un quadro migliore. In fondo e' gia' stato fatto dai giapponesi dalla bolla del 1991 e sono tornati ad una situazione che oggi mi pare invidiabile, anche perche' ho molti studenti che avendolo provato, sono entusiasti del modello giap (che non potendo essere per la qualita' del clima ... e' perche' funziona) e tendono ad andarci e rimanere (mentre quelli che vanno in Cina tendono a tornare). Ora ho semplificato molto, ma credo sia possibile e possa essere se non una soluzione, una via per "sbloccare" il tunnel in cui ci si e' infilati. Del resto tu stesso hai illustrato che "andando avanti ci si fa male", ma che uscendo bruscamente "ci si fa male" : in questo quadro forse un "rewind" puo' riportare il quadro a condizioni gestibili con un maggior numero di opzioni. Certo, bisogna "capire" che proseguire non si puo' senza incorrere in un quadro sociale preoccupante, e "volere" applicare una possibile soluzione, che non puo' essere "il reddito universale" (che comunque per molti sarebbe sempre insufficiente e non garantirebbe continuita' ai consumi. Anche perche' l'Europa e la UE in particolare fino ad oggi ha dimostrato di non essere all'altezza della situazione e di non aver capito di essere il vaso di coccio, continuando a credere che i risolini accondiscendenti e le strette di mano funzionali siano qualcosa di concreto. Comunque grasie per i contributi che hai circolarizzato. Luca
Grazie pe ril commento, che in linea genrale condivido. Purtroppo mi sembr asiamo lontani anche dall'affrontare concretamente la sostanza del problema. Sono esterefatto dal susseguirsi di proposte che oltre che essere inefficaci, rimangono inattuate
Quello e' un tema politico: viviamo in una pseudo democrazia in cui si sceglie quello che e' nel menu', e si sceglie di pancia e non di testa ... Il Brasile ha rieletto un presidente reo confesso che ha rubato durante il primo mandato ... ma l'ha rieletto ... O improvvisamente emergono imprenditori / investitori "illuminati" che fanno rewind spontaneo dal basso (e i politici si adeguano sempre) o mi sa che e' dura: non sono all'altezza e di fatto non interessa loro ... non essendo soggetti a licenziamento o cambio (o non sono eletti o sono in liste bloccate quindi protetti) ... Concordo sul fatto che il reddito garantito non sia la soluzione ma un danno: anni fa parlai con un giornalista norvegese e un gestore di un fondo che mi spiegarono che il fatto che i norvegesi potrebbero vivere senza lavorare, aveva portato a suicidi, droga e alcool in misura non piu' controllabile. La loro soluzione fu di "inventare" lavori nella PA (e per riflesso si crearono nel privato) molto remunerati in ragione delle responsabilita', in modo da dare una motivazione forte alle persone e un senso di coinvolgimento. La tassazione era strutturata in modo che il reddito netto fosse coerente con i consumi a prezzi elevati. Insomma una economia programmata intelligentemente che aveva consentito un equilibrio. Per darti una idea lo stipendio del reporter (periferico, non un anchor man) era pari al livello di dirigente di prima nomina in Italia da CNL, non poco....Un saluto Luca
Luciano, condivido con te che il cambiamento verrà probabilmente da Oriente. Ma proprio questo mi rende fiducioso che esso sarà il reddito di base. Proprio la scorsa settimana ci sono stati potenti segnali in questo senso (che ho riassunto in questo post-carosello su LinkedIN, se interessa a qualcuno: https://www.linkedin.com/posts/riccardomaggiolo_la-cina-verso-il-reddito-di-base-ugcPost-7483542305606651906-Y8AI ). Come ben sai, io credo che il reddito di base non farà liberare le persone DAL lavoro ma libererà IL lavoro. Il discrimine fondamentale è il fatto che sia incondizionato e senza scadenze: questo pone le persone nella posizione migliore per produrre consumi generativi, che accrescono l'economia e i rapporti sociali, diventando così anche meno soggetti alle tentazioni e ai ricatti dei monopolisti finanziari. In fondo, la questione è tutta sul fatto che vogliamo fidarci dell'umano oppure no. E proprio questo rende il reddito di base la vera questione del nostro tempo.
Riccardo, probabilmente l'UBI diventerà necessario, ma avrà un effetto nefasto nella società. Qui non è questione di fiducia negli umani, la storia dimostra come il lavoro abbia un forte elmento identitario che se viene meno puo' rendere problematica la vita di molti. Qui si tratta invece di essere realisti. ti consiglio questa lettura: https://branko2f7.substack.com/p/sketching-the-new-dysto-utopian-world?utm_source=post-email-title&publication_id=371309&post_id=207818479&utm_campaign=email-post-title&isFreemail=true&r=18r99l&triedRedirect=true&utm_medium=email
Ma in che modo un reddito di base dovrebbe far venir meno l'elemento identitario del lavoro? Anzi, lo renderebbe ancora più necessario e pregnante! Non è essendo obbligati a portare a casa il pane che il proprio lavoro acquista di maggior senso e diventa motivo di orgoglio. E proprio perché questa dimensione del lavoro esiste ed è rilevante, le persone non smetteranno di lavorare pur percependo l'UBI! La Storia in questo senso non può dimostrare nulla, perché un UBI o qualcosa di simile non è mai stato possibile finora: le risorse sono sempre state troppo scarse. Semmai qualcosa che lo insegnano le innumerevoli sperimentazioni condotte, che dimostrano la sua capacità di attivare le persone e l'economia. Seriamente non capisco perché anche di fronte a queste evidenze ci ostiniamo a pensare al contrario, come fa l'articolo che mi hai linkato - che peraltro sembra non capire che un UBI sarebbe universale, perdendo lo stigma del sussidio di disoccupazione, aspetto fondamentale. MIlanovic tratteggia bene quella che è una possibile società del prossimo futuro, ma non propone soluzioni e l'unica che menziona la confuta in maniera pregiudiziale. Così cosa ci resta?
Riccardo, se davvero l'AI ridurrà il numero dei lavoratori l'UBI diventerà un sostituto del lavoro, se è invece è un sostegno ai redditi diventa un favore alle aziende che viene poi pagato dagli stessi lavoratori attraverso la spesa pubblica
Gentile Luciano, chiarissima rappresentazione e condivisibili osservazioni, anche parecchio franche.
Le teorizzazioni presentate sono probabilmente fumo utile ad annebbiare la tentazione di interventi regolamentari e fiscali temuti. Infondo la situazone in cui si e' e' stata voluta passando dal totem "la concorrenza e' una tutela dovuto per lo sviluppo" al totem "too big too fail" quindi benvenute tutte le concetrazioni possibili. Giustamente, come dici, oggi lo strapotere del capitale e' tale da poter determinare dove spostare la ricchezza arbitrariamente. Credo che i fautori di questo modello di gigantismo siano stati un po' sorpresi dalla facilita' e rapidita' con la quale si e' giunti a questo punto quasi senza opposizione. Forse una soluzione meno dolorosa rispetto a interventi traumatici potrebbe essere un "rewind" di quando concesso. Cerco di spiegarmi. Se qualcuno ad un certo punto dicesse ... "ok too big too fail, ma cosi' e' troppo" e progettasse un progressivo ritorno al totem della concorrenza, un "cap" alle dimensioni, un frazionamento del capitale, maggiori ostavoli alle concentrazioni, una cultura "orientale" (cinesi come i giapponesi) im merito alla tensione del profitto di breve, ...e quant'altro puo' essere utile, forse si puo' rientrare dal paradosso senza svalutazioni repentine degli asset (che hanno un cap naturale, piu' gli immobili che i mobili) e consentendo un riequilibrio di redditi e patrimoni, la ricreazione di una classe media, insomma un quadro migliore. In fondo e' gia' stato fatto dai giapponesi dalla bolla del 1991 e sono tornati ad una situazione che oggi mi pare invidiabile, anche perche' ho molti studenti che avendolo provato, sono entusiasti del modello giap (che non potendo essere per la qualita' del clima ... e' perche' funziona) e tendono ad andarci e rimanere (mentre quelli che vanno in Cina tendono a tornare). Ora ho semplificato molto, ma credo sia possibile e possa essere se non una soluzione, una via per "sbloccare" il tunnel in cui ci si e' infilati. Del resto tu stesso hai illustrato che "andando avanti ci si fa male", ma che uscendo bruscamente "ci si fa male" : in questo quadro forse un "rewind" puo' riportare il quadro a condizioni gestibili con un maggior numero di opzioni. Certo, bisogna "capire" che proseguire non si puo' senza incorrere in un quadro sociale preoccupante, e "volere" applicare una possibile soluzione, che non puo' essere "il reddito universale" (che comunque per molti sarebbe sempre insufficiente e non garantirebbe continuita' ai consumi. Anche perche' l'Europa e la UE in particolare fino ad oggi ha dimostrato di non essere all'altezza della situazione e di non aver capito di essere il vaso di coccio, continuando a credere che i risolini accondiscendenti e le strette di mano funzionali siano qualcosa di concreto. Comunque grasie per i contributi che hai circolarizzato. Luca
Grazie pe ril commento, che in linea genrale condivido. Purtroppo mi sembr asiamo lontani anche dall'affrontare concretamente la sostanza del problema. Sono esterefatto dal susseguirsi di proposte che oltre che essere inefficaci, rimangono inattuate
Quello e' un tema politico: viviamo in una pseudo democrazia in cui si sceglie quello che e' nel menu', e si sceglie di pancia e non di testa ... Il Brasile ha rieletto un presidente reo confesso che ha rubato durante il primo mandato ... ma l'ha rieletto ... O improvvisamente emergono imprenditori / investitori "illuminati" che fanno rewind spontaneo dal basso (e i politici si adeguano sempre) o mi sa che e' dura: non sono all'altezza e di fatto non interessa loro ... non essendo soggetti a licenziamento o cambio (o non sono eletti o sono in liste bloccate quindi protetti) ... Concordo sul fatto che il reddito garantito non sia la soluzione ma un danno: anni fa parlai con un giornalista norvegese e un gestore di un fondo che mi spiegarono che il fatto che i norvegesi potrebbero vivere senza lavorare, aveva portato a suicidi, droga e alcool in misura non piu' controllabile. La loro soluzione fu di "inventare" lavori nella PA (e per riflesso si crearono nel privato) molto remunerati in ragione delle responsabilita', in modo da dare una motivazione forte alle persone e un senso di coinvolgimento. La tassazione era strutturata in modo che il reddito netto fosse coerente con i consumi a prezzi elevati. Insomma una economia programmata intelligentemente che aveva consentito un equilibrio. Per darti una idea lo stipendio del reporter (periferico, non un anchor man) era pari al livello di dirigente di prima nomina in Italia da CNL, non poco....Un saluto Luca
Grazie per il commento che conferma la complessità......