LA RAGIONE ULTIMA DEL PERCHÉ IL MONDO OCCIDENTALE È BLOCCATO
Senza risalire alle cause principali non è possibile capire, né trovare soluzioni
Nelle scorse settimane il McKinsey Institute ha pubblicato lo studio “Catalyzing competitiveness” che chiarisce perfettamente la ragione ultima dell’attuale difficoltà di tutto il mondo occidentale e del perché essa è molto difficile da affrontare.
Lo studio analizza la quantità di capitale che viene investito nelle attività produttive al netto degli investimenti di sostituzione; ne risulta che in Cina questo valore è il 4,4% del PIL, mentre negli Stati Uniti è solo l’1,1% e in Europa è ancora più basso, cioè lo 0,7%. Il maggior valore degli Stati Uniti rispetto al nostro continente è quasi interamente dovuto agli investimenti nell’intelligenza artificiale e nei servizi dedicati a questo settore.
I nuovi investimenti sono quelli che producono espansione dell’attività economica e quindi aggiungono non solo reddito nazionale ma anche lavoro e la Cina sta investendo sempre più in settori ad alto valore aggiunto competendo a tutti i livelli con Europa e USA. Tutti i dati indicano che la redditività sul capitale in Cina è molto più bassa che nel mondo occidentale; ciò perché gli investimenti vengono impiegati con un approccio di lungo termine, allocando tantissime risorse alla ricerca e sviluppo e cercando quindi una crescita dei volumi e della quota di mercato piuttosto che di una redditività a breve termine. Infatti, le aziende cinesi sono meno profittevoli di quelle occidentali e questo viene rispecchiato dai valori borsistici di quel mercato.
Lo studio mostra anche che l’incidenza di questi nuovi investimenti sul PIL è abbastanza stabile nel mondo occidentale da circa trent’anni, ma nel frattempo la ricchezza privata è passata da quattro a sei volte il PIL. Questa crescita è in larga parte dovuta all’aumento dei valori immobiliari, ma anche del valore delle aziende che hanno prodotto più profitti e le cui valutazioni, in relazione alla redditività, sono aumentate.
Questo vuol dire che il mondo occidentale è sempre più seduto su una ricchezza crescente, distribuita in modo diseguale, grazie al fatto che essa si autoalimenta per l’aumento del valore dei beni di investimento esistenti (il processo di finanziarizzazione che ho più volte descritto), mentre troppo poca di essa viene investita per promuovere nuove attività che possano creare un maggior benessere collettivo. Pertanto, cerchiamo ritorni elevati e senza rischio con obiettivi di breve periodo e li costruiamo attraverso una “bolla” che cresce su sé stessa.
La conferma viene anche dal fatto che continuano ad aumentare gli investimenti in private equity che sono ormai circa un terzo degli investimenti in nuove attività. Essi consistono nell’attività di acquisizioni di aziende esistenti per aumentarne l’efficienza, consolidare i settori acquisendo i concorrenti con l’obiettivo di ritorni elevati a breve, anche a scapito del lavoro.
Questa situazione si specchia in ciò che sta succedendo nel mercato dell’occupazione e nella distribuzione dei redditi fra capitale e lavoro.
I due seguenti grafici mostrano l’andamento delle persone occupate in età lavorativa negli Stati Uniti in Europa e la quota di reddito nazionale (PIL) che viene distribuita al lavoro.
Il numero degli occupati cresce e in modo anche notevole in Europa, ma non la loro partecipazione al reddito nazionale prodotto. Tutto questo vuol dire che i salari non crescono, anzi proprio per effetto dell’aumento dell’efficienza del capitale e della competizione cinese diminuiscono i lavori più interessanti e crescono i lavori nelle aree con minore produttività e dove non c’è competizione internazionale: sanità, educazione, turismo e commercio.
L’Italia in questo è il caso più emblematico: l’occupazione continua ad aumentare, ma i salari reali decrescono.
Questo quadro di riferimento macroeconomico è l’essenza dello “stallo” del mondo occidentale che viene causato dal fatto che l’enorme capitale esistente non viene adeguatamente utilizzato per creare prosperità collettiva.
Questo spiega anche l’incapacità e l’impossibilità di tutti i governi occidentali di rispettare le promesse che vanamente fanno, perché esse non sono realizzabili, scontrandosi con questo quadro di riferimento che in larga parte sfugge ormai al loro controllo, mentre il continuo ripetersi di aspettative non realizzate non fa che crescere la rabbia e la polarizzazione politica.
Lo studio di Mc Kinsey elenca una serie di iniziative per tentare di modificare questa situazione: tutte molto difficili. Alla fine, viene ammesso che l’aspettativa di ritorno eccessivo sul capitale è uno dei vincoli principali che oggi abbiamo. Difficile modificare questa situazione e probabilmente servirebbero anche interventi regolamentari che però certamente troverebbero l’opposizione di quell’ area ampia di persone che detengono il capitale e che oggi sono, indipendentemente dagli orientamenti politici, i veri conservatori dello status quo. In particolare, negli Stati Uniti le grandi aziende e il mondo finanziario influenzano pesantemente le decisioni di governo e parlamento
Concludo qui la mia trilogia che ha voluto spiegare la situazione bloccata del mondo occidentale.
Ho già detto che quindi il vero obiettivo oggi è una battaglia culturale per creare consapevolezza sulla complessità della situazione, nel tentativo di superare le resistenze che oggi abbiamo e per permettere agli Stati di modificare regole e incentivi affinché i risparmi vengano utilizzati in un modo più coerente con l’interesse collettivo.
Il tema non è quindi solo se tassare i patrimoni elevati, quanto piuttosto quello, molto più complesso, di come utilizzare l’intera ricchezza accumulata grazie all’enorme sviluppo del secondo dopoguerra. Cioè come utilizzare il frutto del successo del mondo occidentale in un nuovo motore di sviluppo e non in un salvadanaio per addolcire la decadenza.
Come dice lo studio che ho citato potrebbe essere ormai troppo tardi anche perché il differenziale del costo del lavoro con la Cina, anche per le attività più qualificate, appare un enorme ostacolo
Nel prossimo post discuterò la tesi di coloro – le grandi aziende tech e gli intellettuali ad esse vicini – che pensano che l’AI e la robotica saranno le soluzioni che possono sparigliare tutto e quali scenari prevedono.




