11 Commenti
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Avatar di Marco Faita

EPISODIO-I: Una delle diagnosi più complete che si leggano, te ne do atto: ti seguo su quasi tutto. Ma c'è un punto in cui il testo si smentisce da solo, e vale la pena fermarsi lì.

Nella sezione sui monopoli scrivi, nettamente, che i grandi operatori tecnologici sono "in grado di influenzare gli Stati, affinché creino le regole del gioco a essi favorevoli". Qui un soggetto c'è, un atto c'è, una direzione c'è: qualcuno scrive le regole, e le scrive a proprio vantaggio.

Poche righe dopo intitoli una sezione "L'espropriazione del potere degli Stati", e lì il soggetto svanisce: l'iniziativa è "lasciata ai mercati", gli Stati "hanno perso", l'Europa "ha perso ogni ruolo". Tutto si perde, nessuno toglie.

Ma tu l'espropriatore l'avevi appena nominato. Lo Stato non ha "perso" il potere come si perde un ombrello: lo ha consegnato, e qualcuno ha scritto le regole al posto suo. Lo hai scritto tu, due paragrafi prima.

È la domanda rimasta aperta tra noi: non cosa si è perso, ma chi tiene la penna.

EPISODIO-II: E qui la crepa più profonda, perché la apri tu. Ricordi che per un secolo gli Stati hanno smembrato i monopoli: ferrovie, energia elettrica, telecomunicazioni. Un atto, ripetuto, possibile. Poi dici che oggi non accade più, e lo spieghi con un motto: "winners take all", sono i consumatori stessi a non volere lo smembramento.

Ma un atto compiuto per cent'anni e poi interrotto non diventa una legge di natura: resta un atto abbandonato. "Winners take all" non descrive il mercato, nomina la rinuncia. E i consumatori l'antitrust non l'hanno mai voluto: vogliono il prodotto comodo e gratis. L'antitrust si faceva contro quella comodità, per ragioni di struttura, non di gradimento.

Annunci un post che mostrerà le soluzioni "inattuabili". La tua stessa storia dei monopoli prova il contrario: per un secolo sono state attuabilissime. Non sono diventate impossibili: sono state lasciate cadere da chi sedeva dove si decide.

La parola che ti servirà, nel terzo post, non è "impossibile".

Avatar di Luciano Balbo

Niente è impossibile, ovviamente, ma qui voglio traspettere il senso di impossibilità che ci sta pervadendo e spiego le forti ragioni di questo., ragioni che sono poco comprese e poco analizzate. L'impossibilità si puo' superare solo con un lungo lavoro di chiarificazione e di consapevolezza, che manca

Avatar di Marco Faita

D'accordo sul "niente è impossibile", e d'accordo che serva chiarezza: senza, non si parte.

Ma scrivi che l'impossibilità si supera "con un lungo lavoro di chiarificazione e consapevolezza". Ed è qui che ci dividiamo: la consapevolezza è la condizione dell'atto, non il suo sostituto. Ha prodotto la spinta, in passato, ma la redistribuzione è avvenuta nell'atto che l'ha seguita, non nella comprensione che l'ha preceduta.

Il "senso di impossibilità" non si scioglie capendolo meglio: si scioglie quando qualcuno mostra che la prigione ha una porta, aprendola.

Capire perché è chiusa è il primo passo. Ma se anche l'ultimo resta la chiarificazione, alla rassegnazione non si dà la cura: si dà la sua spiegazione più colta.

Avatar di Luciano Balbo

Accetto la prima critica. Infatti piu' correttamete in un post precedente avevo spiegato che i mercati sono diventati, almeno nelgi USA , gli azionisti degli stati al posto dei cittadini. Qui volevo indicare che gli stati sono stati espropiati del loro potere tradizionale e cioè di rappresentare i citadini, che proprio per questo sono sempre piu' disaffezionati alla politica

Avatar di Marco Faita

Ti do atto della precisazione, e la tua immagine è più forte della mia: i mercati come azionisti degli Stati al posto dei cittadini. La tengo. 🔝 🤩

Ma è quella parola a spostare tutto. Una perdita la si elabora; un'espropriazione la si contesta: chiede un soggetto e chiede un rovescio.

Se i cittadini sono stati esautorati come azionisti, la domanda non è più perché è successo, ma come tornano al loro posto, e a quale tavolo si riscrive il patto.

È lì, credo, che la tua serie diventa decisiva: nel passaggio dal diagnosticare l'espropriazione al nominare l'atto che la inverte.

Avatar di Riccardo Maggiolo

Caro Luciano, grazie dell'estesa e comprensiva analisi. Il punto fondamentale però secondo me non è centrato: la produttività non cresce tanto perché non investiamo in strumenti e automazione, ma perché il lavoro si è rarefatto, diventando sempre più inutile e performativo. D'altronde, non si può certo dire che negli ultimi decenni non si sia investito in generale in strumentazione e automazione, eppure la produttività è spesso rimasta stagnante o è cresciuta assai meno rispetto agli investimenti fatti. E' successo perché semplicemente il nostro sistema non può funzionare se non persegue - e in buona parte ottiene - la massima occupazione possibile, per cui anche un lavoro improduttivo e performativo è preferibile a un non-occupato che pure però crea grande valore anche sociale. Questo ha anche prodotto quella rabbia e alienazione che alimenta l'improduttività e il voto di protesta, pur nella generale affluenza. Il punto fondamentale è che non siamo più in un contesto di scarsità ma di abbondanza, e abbiamo bisogno di un nuovo paradigma politico, economico e sociale adatto a questo tempo. La soluzione che propongo credo che tu la conosca già. ;-) Un caro saluto.

Avatar di Luciano Balbo

Grazie, Riccardo. Penso che la tua idea dell’UBI, cioè un salario minimo garantito per tutti, troverà spazio, anche e sopratutto perchè verrà sponsorizzata dai nuovi leader e cioè i GIANT TECH e i loro principali azionisti. E’ un ipotesi che mi trova riluttante perchè preferirei una redistribuzione ex ante e cioè maggiori salari e minori profitti. L’UBI penso possa portare a due classi separate di cittadini codificando definitivamente la divisione economica , sociale e culturale dell’attuale e società

Avatar di Paolo Cuccia

Complimenti per la capacità di sintesi e di chiarezza . Probabilmente i vostri futuri approfondimenti zoomeranno sul caso Italia , mi permetto di indicare alcuni aspetti meritevoli di approfondimento. Italia ė un paese ad alta industrializzazione ed esportazione ergo altamente ( ancora ) competitivo nonostante la bassa produttività. Le cause principali della bassa produttività risiedono in primis sulla ridotta dimensione aziendale , sulla capacità di sviluppare prodotti di nicchia e sulla ( per ora) altissima creatività . Tutto ciò è sostenibile negli scenari futuri ? Tasso di alfabetizzazione , studi superiori , formazione permanente , formazione professionale?! Siamo il fanalino di coda dell’Europa e di gran parte del mondo occidentale. Anche il PNRR colpevolmente ha curato poco questo aspetto . Opinioni su come sovvertire questo deficit? ( Gli investimenti necessari non dovrebbero essere troppo elevati ed i benefici invece altamente positivi ). Bellezza, cultura , clima (?????) ,accoglienza sono nostri asset che il mondo apprezza e ci invidia ma che nella storia della repubblica non sono mai stati messi veramente a frutto . Perché ? Possono incidere sicuramente di più nella differenziazione e nel posizionamento competitivo !? Turismo finalmente in crescita ma in maniera disordinata . Grazie Luciano un saluto ed un invito a rivederci . Paolo

Avatar di Luciano Balbo

Grazie Paolo e ben ritrovato. Difficle trovare soluzioni per lo stallo in cui Italia e Europa tuta si trovano. La crescita nei settori a bassa produttività ; come il turismo, è meglio di niente, ma comunque non risolve questo mismatch fra aspettative e realtà.

Avatar di Paolo Cuccia

Capisco ma nel posizionamento competitivo mentre subiamo perdita di capacità nei settori più avanzati potremmo finalmente mettere a regime gli skills quasi unici che abbiamo accompagnati da una offerta di stile , e di costi , di vita più “umani”. Non sottovaluterei questa opzione. A presto

Avatar di Luciano Balbo

Hai ragione nel dire che l’Italia dovrebbe puntare su quello che tutti le riconoscono: arte, storia, cultura e stile . Ma per farlo bisogna avere una strategia anche di posizionamento. Dovremmo porci nella fascia alta, dire quasi come un prodotto di “lusso”. Come hanno fatto, nel loro piccolo, Botswana e Maldive. Invece inseguiamo i volumi turistici depredando territorio ( vedi lago Di Garda ). Senza regole , permettendo di arraffare velocemente piu’ che si può’. E’ una contraddizione in un paese che ha la crisi demografica e che non trova lavoratori qualificati. Ma manca un pensiero, di intellettuali e studiosi, e gli amministratori nazionali e locali inseguono il consenso a breve e temono di mettere regole . Abbiamo certamente molte località , di secondo livello per noi, ma di primo livello nel mercato internazionale, ma non ci sono piani di azione . That’s Italy!