Le cause della crisi del mondo occidentale - l’insoddisfazione diffusa, la crescita dei partiti populisti e più in generale l’estrema polarizzazione della società (che sta mettendo in crisi tutti i partiti tradizionali) - sono comprensibilmente numerose ed è abbastanza naturale che siano al centro del dibattito.
Ovviamente è un insieme di ragioni, ma desidero qua rappresentare quella che è - a mio parere - la causa che rende difficile superare l’attuale situazione, se non viene rimossa.
In estrema sintesi, la mia tesi - che ho già espresso parzialmente nei post precedenti e che è articolata in modo ampio, e certamente più’ efficace, nel recente libro (WHAT HAPPENED TO LIBERAL DEMOCRACY) del premio Nobel Daren Acemoglu - si può riassumere in questi punti:
· Ampia polarizzazione salariale tra il gruppo che svolge i lavori più qualificati e quello che, invece, è dedito ad attività meno qualificate, mentre vi è una parziale riduzione dei lavori che hanno creato la cosiddetta classe media, poiché sono quelli più facilmente automatizzabili (ad esempio, tutti i lavori di ufficio, incluso quello bancario)
· I due gruppi sopracitati sono anche molto diversi: il primo, quello dei lavori più’ qualificati, richiede un’elevata preparazione scolastica e professionale; il secondo non necessita di una particolare educazione: al contrario, spesso, i giovani scoprono di non ottenere un lavoro che sia all’altezza dei loro studi. Ormai è stato ampiamente documentato che molta della formazione universitaria non trova sbocchi professionali adeguati
· Le persone della fascia più elevata sono ormai convinte che la loro posizione sia totalmente frutto del merito e dello sforzo profuso nello studio, e costituiscono un insieme molto referenziale; anche di fronte a una visione altruistica, tendono ad averla su un piano internazionale, magari guardando ai Paesi meno sviluppati e staccandosi invece dalle fasce più povere e meno acculturate del proprio Paese. Questa presunzione di aver raggiunto un buono status sociale solo per proprio merito è “comprensibilmente umana”, ma sta perdendo sempre di più il suo fondamento. Come hanno d’altronde dimostrato molte statistiche e molte critiche all’attuale concetto di meritocrazia: proprio perché il mercato del lavoro è oggi molto competitivo, i giovani che provengono da famiglie con redditi più elevati e cultura superiore, e con un sistema relazionale ampio, hanno un estremo vantaggio nel loro percorso di vita
· Viceversa, l’altro gruppo è anch’ esso chiuso in se stesso; soprattutto è venuto a mancare in larga parte l’ascensore sociale, che permette ai giovani delle famiglie meno attrezzate economicamente e culturalmente di crescere socialmente
· Questa distanza è ancora più ampia fuori dalle grandi città, perché ormai la gran parte delle opportunità, in un mondo sempre più di servizi e di alte tecnologie, sono concentrate nei grandi centri, dove vi sono università e aziende dei settori più avanzati, mentre piccole realtà e campagne offrono solo i lavori meno qualificati: le attività si riducono e mancano le opportunità
· Molti giovani nativi tendono a fuggire dai lavori meno qualificati, a causa non solo del salario basso, ma anche perché sono socialmente mal considerati. Tali attività sono perciò sempre più svolte da immigrati, che vengono percepiti come un’intrusione nella nostra società e quindi anche il capro espiatorio della propria scontentezza. Questa situazione è il risultato di una forma di dipendenza delle nostre società dai lavori mal pagati, che vanno solo nell’interesse delle aziende e delle persone con i redditi più elevati
· La suddivisione della società in due blocchi è ovviamente un’ampia semplificazione: tuttavia, queste due parti sono le forze che oggi più esprimono una volontà politica. Da un lato, la fascia più elevata, che include anche la gran parte degli intellettuali, esprime le élite; pensa al mondo internazionale e in qualche modo, come ho già detto, si sente superiore, e guarda, talvolta involontariamente, con una certa supponenza all’altra fascia, con la quale comunque non riesce a comunicare anche a causa del fatto che questa è sempre più preda della grossolanità dei partiti populisti e spesso di tesi complottiste. Ma, nonostante questo lato esteriore molto criticabile, la delusione e la sensazione che essi hanno di essere stati abbandonati dalla società e di avere poche prospettive è assolutamente fondata.
· Le analisi dei recenti risultati elettorali in Europa e negli Stati Uniti indicano chiaramente che il gruppo di persone di reddito e cultura medio bassa vota in larga parte – e sempre di più – i partiti populisti, svuotando i tradizionali partiti di centrodestra. Al contrario i giovani acculturati, spesso con titolo di studio e con alle spalle famiglie di classe media, ma con minori prospettive personali di futuro, si spostano verso partiti di estrema sinistra, come è successo nelle elezioni per il sindaco di New York e nei giorni scorsi a Berlino, dove Die Linke ha trionfato
Sono pertanto due gruppi sociali che non si sentono più rappresentati dai partiti liberal democratici, ma nemmeno dagli intellettuali di quest’area.
Perciò prendono altre strade:
· L’area principale è quella delle persone di reddito e di cultura medio bassa che stanno andando verso i populisti (e fra loro vi sono anche persone storicamente di sinistra). Si sentono esclusi, con poche opportunità, e soprattutto in una situazione economica e di posizione sociale inferiore. È interessante notare come la narrativa che i loro leader stanno proponendo sia molto rivolta al passato, e spesso in una tradizione che non sempre ha dato buona prova di sé. La spiegazione si può trovare in un recente documento del politologo bulgaro Ivan Krastev: “La nostalgia è ciò che la politica offre quando il futuro non è più disponibile, e quando il futuro ritorna indietro lo fa come una minaccia piuttosto che un progetto, come qualcosa cui dobbiamo sfuggire e salvarci piuttosto che costruire”
· Più piccolo l’altro gruppo, prevalentemente di giovani anche di famiglie borghesi, con elevati livelli culturali, che però sono delusi dall’impossibilità di trovare sbocchi professionali qualificati, e quindi dal dover vivere in condizioni materiali largamente inferiori rispetto a quelli della famiglia di origine. Sono perciò attratti dai partiti di estrema sinistra, che propongono misure drastiche di tassazione della ricchezza e di limitazione dei processi finanziari, i quali hanno reso molti beni inaccessibili, soprattutto la casa.
Molti osservatori mettono giustamente in luce l’improbabilità e anche l’irrealizzabilità di alcune proposte di questi partiti estremi, ma si dimenticano di ricordare che ormai da moltissimi anni quelle dei partiti tradizionali - e anche dei loro intellettuali - non si sono realizzate, ed anzi vengono continuamente ripetute invano, senza che chi le fa abbia il minimo senso del ridicolo nel continuare a fare proposte che non si realizzano.
Certo, non è facile trovare soluzioni all’attuale stallo del mondo occidentale, ma non è questa difesa di idee sbagliate o non realizzate (anche per la mancanza di ogni tipo di innovazione a causa di una errata analisi della situazione) che ci - o meglio li - potrà difendere dalla crescita dei populisti.
La possibile soluzione di questo stallo sociale può avvenire (come ho scritto in questo precedente post) con una serie di interventi che qui riassumo sinteticamente:
· Innalzamento dei salari minimi, e comunque di tutte le remunerazioni dei lavori più semplici e che richiedono poca preparazione professionale: una simile misura non solo crea un riequilibrio economico, ma anche sociale, in quanto la reputazione è anche strettamente legata al reddito
· Massima automazione di tutti i lavori a partire da uno sforzo eccezionale fatto dalle organizzazioni pubbliche: questo permetterebbe di ridurre il bisogno di immigrati e di mettere a lavorare molti giovani nativi che oggi sono inattivi e che sarebbero maggiormente attratti da lavori più remunerati e più socialmente apprezzati. Tutti gli studi più recenti indicano come l’incremento delle remunerazioni incentivi fortemente l’automazione senza frenare la crescita economica. Infatti, l’automazione, che crea un incremento di produttività, permette salari superiori, poiché quella funzione può essere svolta con un minor numero di persone. Dato il problema demografico questa strada non è nociva, ma al contrario è virtuosa, e tra l’altro ridurrebbe almeno parzialmente il bisogno di immigrazione, che è diventato il capro espiatorio utilizzato dai populisti
· Un forte controllo del processo di finanziarizzazione del mercato immobiliare: limitazione degli affitti brevi; limitazione degli acquisti ai non residenti e ai fondi di investimento; allargamento dell’offerta attraverso accordi pubblico-privato, nel quale il settore pubblico metta a disposizione il terreno, che è oggi la parte che più influisce sul prezzo. Non c’è niente di rivoluzionario in tutto questo, e dove è stato fatto - ad esempio in Nuova Zelanda, ma anche in parte a Vienna - ha dato risultati ottimi
Questo processo, che dovrebbe ovviamente essere attuato gradualmente, penso cambierebbe la situazione sociale e potrebbe riavvicinare i due gruppi che ho identificato; anche perché sarebbe il vero segnale che la società ha deciso di dare a chi è scontento un riconoscimento adeguato. Certamente un processo di questo tipo avrebbe dei risvolti importanti che devono essere discussi e gestiti:
· Alcune attività più semplici come la ristorazione, il commerciale retail e altre a basso contenuto professionale vedrebbero crescere il loro prezzo, ma gli utilizzatori di questi servizi sono prevalentemente le persone di reddito medio alto e, pertanto, questo cambiamento avrebbe un effetto redistributivo trasferendo questi maggiori costi verso i salari più bassi. Ho già più volte detto come Canada e Australia vivano in questa situazione che ha ottenuto consenso sociale, perché permette di essere inclusiva per tutti, e in qualche modo limita l’immigrazione di fascia più bassa e problematica. La dipendenza dai salari bassi è una modalità nociva per le società sviluppate, e va solo a vantaggio dei redditi più elevati
· Alcune attività economiche, in particolare quelle più piccole - che è in realtà uno dei problemi italiani, dove ci sono molte aziende troppo piccole che sopravvivono solo perché spesso sfuggono alle regole - potrebbero avere difficoltà a sopravvivere, ma non dobbiamo temere troppo questa situazione che deve essere una transizione verso una società più equilibrata e più rispettosa della legalità Portare avanti questa linea d’azione non è affatto facile, ma dobbiamo riconoscere che tutte le strade tentate finora non hanno dato risultati e quindi il tema torna sulla necessità di comprendere la situazione socio economica del mondo occidentale. Molti, in effetti, parlano anche di disuguaglianza, e in generale il pensiero va immediatamente ad una maggiore tassazione per le fasce più elevate di patrimonio. Potrebbe essere una necessità, ma essenzialmente servirebbe ad aiutare i bilanci dello Stato e a dare le risorse che possono mantenere un welfare adeguato. Tuttavia, questa proposta non tocca la posizione socioeconomica di troppe persone, che invece deve essere affrontata direttamente. E le analisi economiche mancano di empatia, di comprensione dell’altro e degli aspetti sociologici che, se non sono presi in considerazione, non solo non permettono un’analisi corretta, ma anche non mettono in grado di comunicare agli altri nel modo corretto, mentre servono soluzioni dirette, chiare ed espresse empaticamente
Come ho già più volte scritto i nostri politici, ma soprattutto gli intellettuali e le cosiddette élite, non frequentano ormai da troppo tempo gli “altri”: che sono certamente molto meno raffinati; meno attenti ai diritti civili; forse non sempre degli ottimi compagni per un viaggio di piacere; ma sono quelli che ci permettono di andare al ristorante; di ricevere i pacchetti di Amazon; di tenere pulite le strade e anche le nostre case; di aiutare gli anziani; e certamente, se ci avviciniamo a loro, sarà anche più facile spiegare le false promesse dei leader populisti e le più strampalate idee complottiste. Avvicinarsi agli altri vuole anche dire - e comprendere - che non sempre la saggezza e le idee migliori si accompagnano alla cultura e al successo.
E soprattutto dobbiamo trovare una situazione in cui non ci sia più (o ci sia meno) un NOI (che siamo superiori) e un LORO (che la società ha un po’ oscurato).



Il sociologo inglese Michael Young in un racconto satirico del 1958 - "The Rise of Meritocracy" - prefigurava l'affermazione del populismo per il 2030.