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Avatar di Ludovica Granito

Leggendo l’articolo, prima ancora di arrivare all’ultimo capoverso, mi sono chiesta come mai nel dibattito pubblico si parli così poco di come le distorsioni prodotte dal mercato incidano concretamente sulla vita quotidiana e sulle possibilità future delle persone.

Non potrebbe essere proprio questo uno dei terreni su cui costruire una discussione politica più solida? Mi sembra una base importante anche per chi, a sinistra, prova a immaginare un programma economico alternativo e a ricostruire un consenso che oggi appare frammentato.

Per esempio: non sapevo dell’esistenza della deduzione fiscale degli interessi di cui beneficiano operazioni finanziarie a fini speculativi. È una mia lacuna, o queste informazioni restano poco accessibili? Esistono inchieste che, oltre a raccontare casi specifici in Italia, provino anche a quantificare le risorse fiscali perse e a immaginare cosa si sarebbe potuto fare con quei fondi — ad esempio investendoli nella sanità pubblica?

Un lavoro di questo tipo, accompagnato da dati e visualizzazioni comprensibili, aiuterebbe forse molte persone a collegare l’impoverimento che vivono ogni giorno a meccanismi economici spesso opachi. Non potrebbe essere anche da qui che passa la possibilità di rimettere in campo obiettivi economici condivisibili e riconoscibili?

Avatar di Giuseppe Criniti

Articolo davvero stimolante; trovo molto utile la distinzione tra debito primario e secondario. Nella pratica però il confine è spesso sfumato: quale criterio usare per separare i casi virtuosi da quelli prevalentemente finanziari? la destinazione puntuale dei fondi, oppure la capacità di ripagare il debito con cash flow normalizzati più che con la rivalutazione dell’asset?

E dovendo indicare una priorità di politica del credito, meglio partire da regole più stringenti su quanta leva si può usare e su quanto rischio può assumere chi presta?

Avatar di Luciano Balbo

Concordo che stabilire delle regole è molto difficile. Io partire dal ridurre la leva sull'acquisto di beni esistenti e il primo passo potrebbe essere quello, in questi casi, di togliere la possibilità della deduzione fiscale degli interssi