QUALCUNO STA PROGETTANDO IL NOSTRO FUTURO
Dalla contrapposizione fra Stato e Mercato alla loro simbiosi
Ho parlato più volte della contrapposizione tra Stato e Mercato e cioè dell’influenza di questi due attori nello stabilire le regole delle nostre società. Utilizzo per entrambi la parola regole, perché nel sentire comune essa si applica solo allo Stato, mentre il Mercato viene spesso interpretato come una liberazione dalle regole; ed è vero che spesso ci libera dall’imposizione degli Stati, ma gradualmente esso costruisce nuove regole che non sono codificate nelle leggi, ma conformano la società secondo nuovi rapporti di forza . L’equilibrio è difficile, come insegna la storia del secondo dopoguerra, poiché troppi vincoli pubblici tendono a spegnere l’imprenditorialità e l’innovazione, mentre una forte predominanza del Mercato tende a favorire gli interessi del capitale e degli investitori rispetto a tutte le altre forze sociali.
Tuttavia, sta succedendo un evento nuovo e cioè una saldatura tra Stato e Mercato ed in particolare, nel mondo occidentale un “take over” dello Stato da parte del Mercato ( cioè dei capitali ), che di fatto ne sta diventando il principale azionista , perché:
Gli Stati hanno deficit pubblici sempre più crescenti e la loro sostenibilità dipende dalla capacità di attrarre capitali, cioè il risparmio nazionale di internazionale, e quindi, sono obbligati a fare politiche che facilitano questa attrazione. Inoltre, gli Stati e le banche centrali, la cui indipendenza è sempre più aleatoria, devono mantenere il tasso di interesse il più basso possibile per poter contenere del costo del debito. Ciò non dispiace ai mercati finanziari e quindi ai risparmiatori, perché permette condizioni favorevoli per investimenti a “leverage” e quindi sostiene il valore dei beni di investimento, attraverso il processo di finanziarizzazione che ho più’ oltre descritto nei miei post.
Le grandi aziende tecnologiche conformano ormai la nostra società: ci informiamo con Google, compriamo con Amazon e ora con l’intelligenza artificiale, dipendiamo sempre più’ da questo strumento e dalle tecnologie ( Nvidia ) che ne permettono l’espansione. Queste aziende non sono quindi dei fornitori di servizio, ma delle piattaforme entro cui noi viviamo, lavoriamo, comunichiamo, e sviluppiamo le nostre relazioni sociali. Ma queste piattaforme sono altrettanto necessarie per gli Stati che ne hanno bisogno per gestire le loro infrastrutture ed ora anche i sistemi di sicurezza digitali ( per esempio con Palantir ) ed anche i sistemi militari, che sempre più dipendono dalle soluzioni digitali che sono ormai totalmente dominate dagli attori privati.
L’enorme valore di queste aziende discende proprio dalla convinzione che tutti gli investitori hanno che esse si sono trasformate da puri attori economici a strutture di potere all’interno della nostra società. La loro dimensione finanziaria influenza la direzione degli investimenti molto più degli Stati ed ha di conseguenza anche un enorme impatto sulla politica. Si può notare che la maggioranza di questi considerazioni riguardi gli Stati Uniti, ma va riconosciuto che nel mondo occidentale oggi questo paese detiene il predominio economico e tecnologico ed inoltre vi vengono decise le regole che governano l’utilizzo del capitale, cioè quelle del mondo finanziario, e le altre nazioni non possono altro che adeguarsi.
La dimostrazione che si è formato un enorme potere privato, che va ben oltre gli aspetti economici, è confermata dal fatto che esso si preoccupa del futuro della società. I media tendono darci una visione dei “Giant Tech” e dei loro azionisti principali solo basata sulla loro ricchezza e anche sui loro eccessi, mentre intorno a loro si è creato un gruppo di persone che sta riflettendo sul nostro prossimo futuro.
Vi è, tra loro, una linea di pensiero, per esempio quella di Balaji Srinivasan, che prevede una fine degli Stati nazionali, proprio perché stanno perdendo potere rispetto ai capitali internazionali e alle tecnologie e quindi prevede una ulteriore sfida sull’unica area in cui hanno ancora il monopolio e cioè quella della moneta. Da qui i disegni che le criptovalute possano diventare delle monete alternative per sostituire quelle regolamentate dagli Stati. È un progetto molto improbabile per ora, ma è interessante vedere come viene formulato e cioè come un processo libertario di uscita dai vincoli coercitivi degli Stati, mentre nasconde il fatto che non c’è struttura sociale che non abbia regole e pertanto dietro questo sogno di libertà c’è la quasi certezza che le nuove regole siano solo in definitiva quelle di chi ha il capitale e le tecnologie insieme.
Più realistico è invece il disegno di coloro che pensano che gli Stati siano uno strumento utile e necessario e che quindi ciò che importa è poterli controllare per garantire la libertà di azione che queste grandi aziende hanno ed anche di decidere dove e come utilizzare, senza vincoli, le loro immense risorse . Dall’altro lato si pongono anche il tema di sostenere una minima coesione sociale ed anche di continuare ad avere un mercato. Una delle tesi più globali ed anche per certi aspetti affascinante è quella di Peter Diamandis, imprenditore tecnologico di successo e ormai futurologo. In un recente articolo ha disegnato un mondo in cui l’intelligenza artificiale e la robotica faranno crollare i costi dei prodotti ed anche dei servizi, ma che essi dovranno essere mantenuti ai livelli attuali, per permettere agli Stati di raccogliere tasse, dirette ed indirette, che possano permettere un salario universale a sostegno di questo mondo con poco lavoro. E’ la completa saldatura del potere economico con quello dello Stato che diventa semplicemente lo strumento del primo per controllare la società attraverso le tecnologie e dare ai cittadini un reddito da spendere.
Questa simbiosi tra Stato e capitale avrà forme davvero incerte, ma pare un trend molto forte e per alcuni aspetti inarrestabile.
Interessante notare che invece avviene in Cina l’opposto, dove è lo Stato che è diventato azionista del Mercato. Anche in Cina vi è una fiorente imprenditorialità e lo dimostra il grande successo tecnologico delle loro aziende, ma a causa di un minor dimensione del mercato privato dei capitali e soprattutto del desiderio di controllo totale dello Stato, le aziende dipendono tantissimo dai finanziamenti delle banche pubbliche. Queste finanziamenti hanno due caratteristiche fondamentali:
Sono estremamente generosi e con tassi di interesse bassissimi e quindi permettono alle aziende di fare investimenti di lunghissimo periodo e di poter competere senza un obiettivo di ritorno finanziario a breve, che diventa la base del loro successo.
Ma lo Stato controlla anche a chi dare i capitali e quindi controlla la direzione degli investimenti e addirittura quando le aziende non seguono queste indicazioni, interviene direttamente, come per esempio, nel caso di Alibaba, esautorando l’imprenditore e smembrando la società
Il mondo è quindi guidato dall’evolversi dei rapporti tra questa triade sempre più intrecciata: Capitale, Tecnologia, Potere statale.
Nel prossimo post cercherò di spiegare perché il mondo intellettuale e politico liberal democratico è attonito e senza idee né progetti alternativi


