Balbo scrive la frase più rivelatrice del suo post quasi di sfuggita: i risparmiatori "sono interessati a sostenere questa situazione, anche se in parte non va nel loro interesse come lavoratori".
Fermiamoci lì. Quella frase descrive il meccanismo perfetto del consenso. Il lavoratore non è costretto, è cucito: la sua pensione futura è investita nello stesso capitale che gli comprime il salario di oggi. Difende ciò che lo domina, perché difende il proprio fondo. È il dispositivo che tiene ciascuno legato individualmente al mercato, e mai a un "noi".
Balbo vede il meccanismo e lo chiama "la contraddizione che inchioda" l'Occidente. Ma inchioda solo finché la si descrive come destino. Quando aggiunge che "il capitale boicotterebbe" qualunque Paese provi una via locale, non sta più analizzando il sistema. Lo sta eseguendo.
Una diagnosi che si chiude sul "non c'è alternativa" non smaschera l'egemonia. La conferma. E lo fa con la voce più insidiosa: quella di chi la critica.
I due volti dello stesso confine.
Nello stesso post convivono due Balbo. Uno ottimista: costruiamo in fretta un campione europeo dell'AI, impariamo da Cina e Stati Uniti. Uno pessimista: non c'è alternativa locale, il capitale boicotterebbe, serve un quadro internazionale quasi impossibile, preparati alla lunga attesa.
Effetto rovesciato, identica chiusura. In entrambi i volti il soggetto è altrove: i capitali, gli Stati, le élite che "devono" muoversi. Non un "noi" che si costituisce dal basso.
Non conta l'intenzione, conta la funzione: una costruzione in cui il soggetto resta un altro lavora per l'egemonia esistente, anche quando dice di criticarla. È il confine che i due volti sorvegliano: che un "noi" non diventi pensabile.
La crepa che il suo post non può nominare: questa architettura non è un destino, è una delega, e una delega presuppone un soggetto che può revocarla.
Ai venti e trentenni a cui il rinvio è venduto come saggezza adulta: il "noi" che vi dicono impossibile è il primo tratto di mura già posabile. Non domani. Adesso.
IL noi c'è ovviamete e puo' solo pervenire dalla consapevolezza di come stanno le cose e quindi dall'impegno poi che ognuno vorrà mettere per costruire il cambiamento. Ma non penso, che il cambaimento possa venire da piccole "isole" liberate dal basso.
Non è mai successo nella storia e non potrà essere cosi' anche questa volta. devono cambiare le regole e queste mutano con i movimenti di pensiero e alla fine con la politica.
Luciano, qui siamo più vicini di quanto sembri, e per questo la distanza conta.
Ti do ragione su un punto, e non per cortesia: piccole isole isolate, liberate dal basso, difficilmente cambiano un sistema. Vengono assorbite. Per questo il modello non sono le isole.
La tesi è un'altra: la federazione di soggetti materiali. Tanti centri collegati, con una base comune, che insieme fanno ciò che nessuno fa da solo. È un'altra cosa, e cambia il quadro.
E qui "non è mai successo nella storia" è troppo. Il movimento operaio non ottenne le otto ore, il suffragio, la contrattazione collettiva partendo dalla consapevolezza per arrivare alla politica. Partì dal basso, materialmente: mutuo soccorso, cooperative, sindacati, costruiti prima. Su quella base il pensiero diventò movimento e la politica diventò possibile. Solidarność furono milioni di persone organizzate dal basso e federate, e cambiarono le regole di un regime.
Il punto non è invertire la tua sequenza. Nei due esempi il livello materiale e quello politico crescono insieme, non uno prima e l'altro dopo. Quello che manca nella tua versione è il termine di mezzo: tu vai da consapevolezza a impegno a politica, e salti il soggetto materiale che li regge.
Allora la domanda non è dal basso o dalla politica. Senza quel terzo termine, il pensiero rischia di restare opinione e la politica di restare promessa. Il terzo termine è il "noi" costituito: il soggetto materiale che rende il pensiero capace di farsi movimento e la politica capace di mordere. Non al posto della politica, ma la condizione perché morda.
Tu dici "il noi c'è ovviamente". Dove lo vedi già organizzato, con poste materiali e regole proprie? Perché se è solo consapevolezza condivisa, non è ancora un noi. È un pubblico che la pensa uguale.
L'egemonia che si chiama contraddizione.
Balbo scrive la frase più rivelatrice del suo post quasi di sfuggita: i risparmiatori "sono interessati a sostenere questa situazione, anche se in parte non va nel loro interesse come lavoratori".
Fermiamoci lì. Quella frase descrive il meccanismo perfetto del consenso. Il lavoratore non è costretto, è cucito: la sua pensione futura è investita nello stesso capitale che gli comprime il salario di oggi. Difende ciò che lo domina, perché difende il proprio fondo. È il dispositivo che tiene ciascuno legato individualmente al mercato, e mai a un "noi".
Balbo vede il meccanismo e lo chiama "la contraddizione che inchioda" l'Occidente. Ma inchioda solo finché la si descrive come destino. Quando aggiunge che "il capitale boicotterebbe" qualunque Paese provi una via locale, non sta più analizzando il sistema. Lo sta eseguendo.
Una diagnosi che si chiude sul "non c'è alternativa" non smaschera l'egemonia. La conferma. E lo fa con la voce più insidiosa: quella di chi la critica.
I due volti dello stesso confine.
Nello stesso post convivono due Balbo. Uno ottimista: costruiamo in fretta un campione europeo dell'AI, impariamo da Cina e Stati Uniti. Uno pessimista: non c'è alternativa locale, il capitale boicotterebbe, serve un quadro internazionale quasi impossibile, preparati alla lunga attesa.
Effetto rovesciato, identica chiusura. In entrambi i volti il soggetto è altrove: i capitali, gli Stati, le élite che "devono" muoversi. Non un "noi" che si costituisce dal basso.
Non conta l'intenzione, conta la funzione: una costruzione in cui il soggetto resta un altro lavora per l'egemonia esistente, anche quando dice di criticarla. È il confine che i due volti sorvegliano: che un "noi" non diventi pensabile.
La crepa che il suo post non può nominare: questa architettura non è un destino, è una delega, e una delega presuppone un soggetto che può revocarla.
Ai venti e trentenni a cui il rinvio è venduto come saggezza adulta: il "noi" che vi dicono impossibile è il primo tratto di mura già posabile. Non domani. Adesso.
IL noi c'è ovviamete e puo' solo pervenire dalla consapevolezza di come stanno le cose e quindi dall'impegno poi che ognuno vorrà mettere per costruire il cambiamento. Ma non penso, che il cambaimento possa venire da piccole "isole" liberate dal basso.
Non è mai successo nella storia e non potrà essere cosi' anche questa volta. devono cambiare le regole e queste mutano con i movimenti di pensiero e alla fine con la politica.
Luciano, qui siamo più vicini di quanto sembri, e per questo la distanza conta.
Ti do ragione su un punto, e non per cortesia: piccole isole isolate, liberate dal basso, difficilmente cambiano un sistema. Vengono assorbite. Per questo il modello non sono le isole.
La tesi è un'altra: la federazione di soggetti materiali. Tanti centri collegati, con una base comune, che insieme fanno ciò che nessuno fa da solo. È un'altra cosa, e cambia il quadro.
E qui "non è mai successo nella storia" è troppo. Il movimento operaio non ottenne le otto ore, il suffragio, la contrattazione collettiva partendo dalla consapevolezza per arrivare alla politica. Partì dal basso, materialmente: mutuo soccorso, cooperative, sindacati, costruiti prima. Su quella base il pensiero diventò movimento e la politica diventò possibile. Solidarność furono milioni di persone organizzate dal basso e federate, e cambiarono le regole di un regime.
Il punto non è invertire la tua sequenza. Nei due esempi il livello materiale e quello politico crescono insieme, non uno prima e l'altro dopo. Quello che manca nella tua versione è il termine di mezzo: tu vai da consapevolezza a impegno a politica, e salti il soggetto materiale che li regge.
Allora la domanda non è dal basso o dalla politica. Senza quel terzo termine, il pensiero rischia di restare opinione e la politica di restare promessa. Il terzo termine è il "noi" costituito: il soggetto materiale che rende il pensiero capace di farsi movimento e la politica capace di mordere. Non al posto della politica, ma la condizione perché morda.
Tu dici "il noi c'è ovviamente". Dove lo vedi già organizzato, con poste materiali e regole proprie? Perché se è solo consapevolezza condivisa, non è ancora un noi. È un pubblico che la pensa uguale.